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Il Natale dei Gentili (3)

Un terzo e ultimo “Natale dei Gentili” ci viene suggerito da un altro ateo ben noto anche se ora un po’ dimenticato, lo scrittore Alberto Moravia (1907-1990). In un suo scritto egli comparava il Natale dei nostri tempi a  «quelle anfore romane che ogni tanto i pescatori tirano fuori del mare con le loro reti, tutte ricoperte di conchiglie e di incrostazioni marine che le rendono irriconoscibili. Per ritrovarne la forma, bisogna togliere tutte le incrostazioni. Così il Natale. Per ritrovarne il significato autentico, bisognerebbe liberarlo da tutte le incrostazioni consumistiche, festaiole, abitudinarie…». Ed egli suggeriva anche una via, quella della meditazione, dello stare un po’ da soli, con la propria coscienza, liberandosi della rete delle incrostazioni, cioè delle chiacchiere, delle sguaiataggini, della superficialità, così da ritrovare se stessi, per interrogarsi sul senso profondo della vita.

 

Bisognerebbe, allora, stare in silenzio in questi giorni di ferie natalizie almeno per qualche minuto. Infatti, sia il “Gentile” sia il credente possono condividere il consiglio di Moravia: «Per ritrovare un’idea dell’uomo, ossia una vera fonte di energia, bisogna che gli uomini ritrovino il gusto della contemplazione. La contemplazione è la diga che fa risalire l’acqua nel bacino. Essa permette agli uomini di accumulare di nuovo l’energia di cui l’azione li ha privati». Ecco, dunque, un “Natale dei Gentili” che, in realtà, li potrebbe unire anche ai cristiani; un Natale di amore fraterno, di ascolto di una voce forte e potente com’è quella di Gesù di Nazaret, imprescindibile presenza nella nostra storia e cultura, e infine un Natale con qualche chiazza di silenzio, di riflessione, di serena contemplazione.      

  • marina |

    manca a tutti MATTUTINO !!!

  • Bianchetti Andreino |

    Siamo al 20 gennaio del 2012, cosa è rimasto del mio (o del nostro) Natale? Tante chiavi di lettura per entrare dentro il mistero, un ricordo lontano, andata e ritorno in una festa più pagana che cristiana, il trionfo dei regali e della loro pubblicità, i grandi pasti e le abbondanti libagioni, vacanze sulla neve e non, qualche preghiera o meditazione in più, lo spread, l’economia,la nuova povertà….un miscuglio di sacro e profano. Del Natale ultimo, è rimasto un miscuglio in cui giriamo come trottole fino alla fermata casuale. In questa confusione di miscelarci tra sacro e profano, fatichiamo, ogni giorno, vivere il Natale, non quello di ventisei giorni fa, ma quello di sempre. Quel Natale che, forse, dovremo imparare a conoscere.

  • Geka |

    Il mondo contemporaneo tenta di allontanarci dalla nostra coscienza, per
    massificarci e per non produrre pericolosi individualismi, per programmare azioni e reazioni a catena. La vera forza della persona sta nel proprio spirito che la rende unica. Il “Natale” è una corrente che travolge,
    ma potrebbe essere anche un momento di riflessione e l’occasione per divulgare
    pensieri che rappresentino idee innovative, ma questo forse non è governabile.

  • Edoardo |

    L’espressione “Figlio dell’Uomo”, così cara ai Vangeli e a Ezechiele, in verità è ‘misterica’, risale a più di cinquemila anni fa, si veda “sa s” Coffin Texts (Sp 660) VI 285g., con diverso e più preciso significato.

  • carl |

    Mah..??? E’ scomparso il commento che avevo lasciato stamane. Troppo libero? Sono stato messo da qualche parte (o come diceva Brecht, nel posto di quelli che hanno torto, l’unico libero..:o) La frase suona all’incirca così:”Andammo a sederci nell’unico posto libero, quello di chi ha torto..”
    Non bacio la mano
    Carl

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