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La Caduta

Pubblichiamo il breviario di ieri, per chi ci segue da lontano e non ha potuto leggere Il Sole 24 Ore della Domenica.

Cadere non è pericoloso, né è disonorevole. Ma non rialzarsi è tutte e due le cose.

“Mercoledì delle ceneri”: è una locuzione che dice ormai poco all’attuale società secolarizzata, che al massimo potrebbe rimandare polemicamente alla Cena delle ceneri di Giordano Bruno. Il prossimo 22 febbraio sul calendario, però, c’è ancora la dicitura “Le Ceneri”. Un simbolo cristiano di penitenza che presuppone la smarrita idea di peccato. Idea che cerco di riproporre attraverso un famoso politico cattolico, Konrad Adenauer, con le sue parole sopra citate.

Errare humanum est, affermava il noto proverbio latino. La nostra autobiografia, se sincera, è intessuta di cadute, errori, fallimenti. È la fragilità della nostra libertà. Peccare è, certo, deplorevole. Ma «non rialzarsi», scegliendo la via rinunciataria del vizio o dell’autogiustificazione, è ben più «pericoloso e disonorevole». Certo, rimettersi sulla china da cui si è caduti esige sudore e sangue…

  • Bianchetti Andreino |

    Qualcuno osserverà che non serve un prete a metterti della cenere sul capo, per ricordarti che sei polvere. La consapevolezza di essere “cenere” non viene condivisa da tanti, perchè quella “cosa” lì è troppo una relatà scontata scientificamente. Una volta superate la paura, l’angoscia, l’inquietudine e convinti che “quello” sarà il nostro stato per sempre, si entra in una rassegnazione fatta più di parole superflue, frustrazioni, fantasticherie e d’improvvise impennate emotive e passionali. Un tempo i monaci usavano tenere un teschio umano sul comodino, ma non perchè fossero smemorati al 100%, ma perchè quella era la meditazione pratica più importante della loro vita. Ritrovarsi non nudi, ma scheletri rotti a pezzi, supponeva una “caduta” totale che, anche psicologicamete, coinvolgeva il più restìo dei pagani. La certezza matematica di essere veramente niente, la si trova nei cimiteri; anche se quelli sono i campi di quelli che risorgeranno. Una piccola rivincita sulla caduta fisica, la si recuperava, allora come adesso, al livello intellettuale. Solo quelli che lasciavano una traccia di sè nel bene o nel male, entravano nella storia. Spiritualmente, ognuno ha le proprie cadute e scivoloni che avvolti da un perdono eccezzionale riconducono l’uomo alla speranza di uno scavalcamento della polvere stessa, di un oltrepassare la morte e tutte quante le cadute; per un ritorno nella casa di Colui che ci ha voluti e che non si scorda mai di noi.

  • carl |

    L’arte sarà anche polifonica, come Lei intitola il suo pezzo odierno, ma i commenti ai Suoi testi non mi sembra che siano sempre tali.. In effetti i contenuti ed i “suoni” del commento che avevo lasciato qui un paio di giorni fa non hanno ottenuto il placet.. Ne deduco che, per ottenerlo, i suoni debbano essere di un certo tipo..non necessariamente di violino, ma non devono comunque “stridere” con il testo e l’impostazione da Lei cogitati e sviluppati..
    Riassumendo nei minimi termini, affermavo (argomentando) di trovare eccessivo il tenore della Sua ultima frase.. Quel sudore e sangue mi ricordava più il discorso di Churchill che il Vangelo (e Colui che è Dives in Misericordia). Certo le chine da risalire non sono tutte uguali, nè ugualmente ripide e talune possono anche implicare sangue, sudore e lacrime, ma mediamente no. E comunque sono convinto che Iddio non ponga mai una Sua creatura dinanzi a difficoltà che superino le sue forze. Inoltre, personalmente ritengo che in un gran numero di casi la china possa venire risalita gradualmente. Il primo atto essendo la piena comprensione e ammissione degli errori, malefatte (o peccati che dir si voglia) commessi. Nelle metanoie/conversioni propriamente tali segue immediatamente una piena contrizione, che può giungere alle lacrime, sia in un uomo che in una donna. Dopo di chè, nella fatica del risalire la china, il penitente perseverante può sicuramente contare sull’indispensabile vicinanza e sul concreto aiuto (almeno sul piano interiore) di Dio. Sennò, chi ce la farebbe???

  • paolaf1 |

    Un mio prozio bello,benestante, con un lavoro affascinante, si “rovino” – come si diceva una volta – per una donna. Ridotto in miseria veniva a casa nostra, una casa di poveri, a mangiare di nascosto un piatto di minestra. Seduto in un angolo guardava noi bambini con i suoi occhi miti, celesti.Io, che il cielo mi perdoni, lo disprezzavo. Facevo il paragone con il mio papa’ e i suoi turni faticosi; con quanta cura pero’ si faceva la barba e lucidava le sue scarpe malandate. Per fortuna il resto della famiglia era piu’ umano e clemente di me. Ci ho messo anni per capire e amare il prozio.Oggi lo adoro. Capisco che la sua caduta (da cui non si rialzo’ mai) puo’ riguardare anche me. Tornassi indietro farei il tifo per lui, lo incoraggerei. Perche’ da soli e’ piu’ difficile

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