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Auguri, Santità!

Il MIO SALUTO A PAPA BENEDETTO XVI 

in occasione del Concerto a Castel Gandolfo, dell'11 luglio 2012.

Santità, nel giorno dedicato dalla liturgia a s. Benedetto, quasi come per un omaggio augurale a Lei rivolto, la West-Eastern Divan Orchestra – col suo appassionato fondatore e direttore M° Daniel Barenboim – si presenta davanti a Vostra Santità e davanti al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano che tanto ha desiderato questo evento così suggestivo.

Questi giovani orchestrali sono il simbolo vivente delle tre grandi culture religiose della Terrasanta, l’ebraica, la cristiana e la musulmana. A unirli non c’è solo la fede nell’unico Dio e la comune radice abramitica, ma anche la musica, che è la vera lingua universale dell’umanità. Per creare l’atmosfera spirituale profonda di questo evento, è naturale, allora, far risuonare la voce di tre alti testimoni delle fedi qui rappresentate.

La prima è quella dell’islam col celebre poeta mistico musulmano Jalal ed-Dîn Rûmî, contemporaneo di Dante. Egli nel suono dolce del flauto intuiva la nostalgia del canneto da cui era stato strappato, parabola del nostro legame originario con Dio: «Fuoco è questo grido di flauto – scriveva – e non vento, fuoco dell’Amato divino che ha invaso ogni particella del mio essere, per cui di me non rimane che il nome, tutto il resto è Lui!».

La seconda voce è quella dell’ebraismo con Elie Wiesel, Premio Nobel per la Pace 1986. Egli rievocava la scala della visione di Giacobbe sulla quale salivano e scendevano gli angeli (Genesi 28) e concludeva: «Ebbene, quando gli angeli risalirono in cielo, dimenticarono di ritirarla. Da allora essa è rimasta tra noi ed è la scala musicale che ci fa ascendere dalla terra al cielo».

L’ultima voce, che facciamo idealmente risuonare questa sera, è quella del cristianesimo con lo scrittore del VI sec. Aurelio Cassiodoro. Egli nelle sue Institutiones ammoniva: «Se continueremo a commettere ingiustizia, Dio ci lascerà senza la musica».

Santità, la musica che tra poco risuonerà ci ricorderà che – nonostante tutto – c’è ancora giustizia, amore e pace nel mondo e ci ripeterà che Dio, se ci lascia ancora la musica, è segno che non si è stancato di amare l’umanità.

  • car |

    @ mdpanurge
    Condivido. Tuttavia mi sembra che manchi (forse per non allungare troppo il commento)una pur stringata spiegazione della perplessità nei confronti dello stimolo e piacere (casto godimento) che genera l’ascolto di musica ben eseguita e di qualità. Stimolo che agisce sopratutto sul lato emotivo della mente, del cervello umano. O, se si vuole e come probabilmente preferirebbe dire l’autore dell’augurio al papa, l’ascolto di buona musica influenza o può positivamente influenzare, l’intera persona umana. D’altra parte una certa perplessità nei riguardi dei possibili effetti della musica, non era di certo un’esclusiva di M.Lutero, ma era ed è condivisa anche da altri pensatori.
    Del resto anche al tempo della Riforma non mancavano i problemi, i quali però erano solo in parte (ed in ogni caso anche meno macroscopici) equivalenti a quelli che invece incombono attualmente, attanagliando in vari modi un numero assai maggiore di persone.
    Per cui nulla in contrario, anzi, per quanto riguarda l’eventuale ascolto di buona e ben diretta musica, specie da parte di coloro che a questo mondo detengono il potere o contano maggiormente di altri, ma solo o prevalentemente al fine che ritemprati dall’ascolto, possano poi spremersi meglio e più efficacemente le meningi in vista di una piena comprensioine della natura, della cause, ecc. dei problemi in essere. Per poi intraprendere la o una loro soluzione, grazie anche ad una buona dose di determinazione e capacità di argomentazione e convinzione del prossimo. Solo così sarà possibile escogitare e porre in atto la miglior soluzione possibile o, almeno, quella minima indispensabile..

  • mdpanurge |

    “Santità, semo quà…” sarebbero sicuramente in tanti, tra i sette miliardi di residenti, a dire, sospirare, pensare.. Se potessero. Ecco il punto. Ed è per loro che chiedo che mi sia consentito di prendere la parola in questo apparentemente immateriale, remoto ed effimero angolino dell’internetto.. Di potermi esprimere a nome ed in vece dei tanti, tantissimi che di musica ne sentono e ne sentiranno assai poca.. E che per contro sentono quotidianamente i morsi della fame, della sete, degli insetti, delle malattie ed altro ancora..
    Santità, Lei fa bene a prendersi un periodo di vacanza -a Castelgandolfo o altrove- prima e dopo le certamente faticose e stressanti visite metropolitane, continentali, globali.. Non ultimo anche perche Lei è molto più anziano di coloro che persosnalmente definisco “piccioni o commessi viaggiatori” laici, politici, diplomatici..
    Desidererei aggiungere che lo scrivente non è luterano, ma ricorda un’altra iniziative del genere di quella citata del Suo devoto Ravasi, un’iniziativa assai più modesta e di portata ben più limitata e, pur tuttavia giustamente denominata “Note di Pace”. L’edizione alla quale ero presente pochi anni orsono ebbe luogo, per iniziativa della pastora Kramm (rip) a Venezia, nella Scuola dell’Angelo, sede di culto per i membri ancora esistenti dell’antica comunità luterana di Venezia. I musici erano dei giovani arabi, cosiddetti palestinesi, ed ebrei.
    Ebbi anche occasione di essere messo al corrente del fatto che Lutero nutrisse una qualche perplessità nei riguardi della musica per il fatto (se ho ben capito) che essa toccava sopratutto le corde emotive dell’uomo. Lessi più tardi che lo stesso Stalin (e chissà? fors’anche Hitler..) apprezzava la musica ed aveva una particolare prelizione per le esecuzioni di una musicista, di cui non ricordo il nome..
    Mi è sembrato che anche queste righe fossero e/o potessero essere in sintonia con il tema scelto in questa occasione..

  • Simone che scrive su "purtroppo" |

    Ottima scelta, quella di invitare la West-Eastern Divan Orchestra di Daniel Barenboim a Castel Gandolfo. Essendo un simbolo, va mostrato in alto.

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