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I crocevia della cultura contemporanea

Qui di seguito il mio intervento al Sinodo dei Vescovi sulla Nuova Evangelizzazione con qualche breve aggiunta.

Nella cultura contemporanea sono molti i crocevia che l’evangelizzazione non può evitare.

C’è innanzitutto quello del linguaggio. Senza abbandonare la complessità del discorso religioso, è necessario saper adottare anche i nuovi canoni della comunicazione telematica e digitale con la loro incisività ed essenzialità e col loro ricorso al racconto televisivo per immagini. I mezzi sono divenuti ormai uno spazio in cui respiriamo e pertanto dovremmo ricalibrare il nostro linguaggio per reinserirci nelle cadenze dei tempi nuovi. 

C’è, poi, l’orizzonte della secolarizzazione. Essa non riesce, però, a eliminare la domanda religiosa e la forza dell’etica naturale. In questo ambito sta operando con successo il “Cortile dei Gentili” sollecitato da Benedetto XVI con la sua evocazione del Dio sconosciuto ma forse cercato da molti non credenti. Anche la nuova secolarità ci può offrire un'occasione per incoraggiare le persone che si impegnano in favore del bene comune, particolarmente quando lo fanno sulla base di una motivazione religiosa ben fondata.

C’è un terzo ambito di evangelizzazione che è stato per secoli decisivo, ed è quello dell’arte che esige oggi di essere ritessuto secondo la nuova grammatica e stilistica delle espressioni artistiche contemporanee senza perdere il legame con la sacralità del culto cristiano. In questo orrizonte si colloca l'invito rivolto ad alcuni artisti di partecipare, con una loro opera ispirata al tema della Creazione – Decreazione – Nuova Creazione, nel padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia.

C’è poi il crocevia delle culture giovanili con le loro esperienze socializzanti spesso rischiose ma anche dotate di una loro fecondità: si pensi solo agli eventi e alla pratica sportiva o al costante ricorso alla musica.

C’è, infine, il mondo della scienza e della tecnica, ormai trasversale a ogni etnia e cultura, al quale vorrei dedicare una considerazione specifica. In esso la fede non deve temere di inoltrarsi, avendo lo stesso sguardo di Cristo che contemplava vegetali e animali e ricorreva persino alle previsioni meteorologiche (Mt 16,2-3; Lc 11,54-55) per annunciare il Regno, sulla scia dell’Antico Testamento che nel creato intuiva una voce trascendente, come suggerisce il Salmo 19. Oggi il nostro sguardo può fissarsi con stupore anche sulla trama dell’evoluzione globale, dal fondo cosmico primordiale fino all’elica del DNA, dal bosone di Higgs fino al multiverso.

All’incompatibilità tra scienza e fede e alla prevaricazione dell’una sull’altra e viceversa, come è accaduto in passato e come talora accade, è necessario sostituire il reciproco riconoscimento della dignità dei rispettivi statuti epistemologici: la scienza si dedica alla “scena”, cioè al fenomeno, mentre la teologia e la filosofia si rivolgono al “fondamento”. Distinzione, quindi, ma non separatezza ed esclusione reciproca, essendo unico e comune l’oggetto, ossia l’essere e l’esistere. È, quindi, comprensibile che spesso scattino sconfinamenti e tensioni, soprattutto in campo bioetico.

Indispensabile è, perciò, il dialogo senza arroganza e senza la confusione dei livelli e degli approcci specifici. Come già indicava Giovanni Paolo II nel 1988, “ciò che è assolutamente importante è che ciascuna disciplina continui ad arricchire, nutrire e provocare l’altra ad essere più pienamente ciò che deve essere e contribuire alla nostra visione di ciò che siamo e dove stiamo andando”. Lo confermava anche quel grande scienziato che fu Max Planck, il padre della teoria quantistica: “Scienza e religione non sono in contrasto, ma hanno bisogno una dell’altra per completarsi nella mente di un uomo che pensa seriamente.”

  • antonio |

    Eminenza,
    a fronte di tutti questi cembali squillanti faccia Sue le parole del Signore: “Non gettate le perle ai porci!”
    I pochi che sono in grado di seguire un ragionamento articolato, come il Suo,La ringraziano in silenzio. I tanti che sono infarciti di una pseudo-cultura, si ergono a maestri e censori anche di chi questi titoli può vantare per meriti universalmente riconosciuti.
    “Non ti curar di lor, ma guarda e passa!”

  • Edoardo |

    Dice 1 Cor 15,51-52: “51 Ecco (un) mistero a voi dico: tutti non ci addormenteremo (nella morte), tutti però saremo cambiati, 52 in (un) istante, in (un) batter d’occhio, all’ultima tromba: suonerà infatti e i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo cambiati”.
    Se questa è l’evangelizzazione, “Apriti Cielo!”.

  • titofalco |

    Ciò che il sig. ravasi dimentica è il significato della parola evangelizzazione. Se non si chiarisce il senso non si capisce l’articolo.
    Come si può leggere sul dizionario-italiano evangelizzare significa:” convertire alla fede cristiana con la predicazione del Vangelo”.
    Questo significa che tutto l’articolo ha lo scopo di descrivere come fare il “lavaggio del cervello” per convertire: una specie di decalogo sulle tracce di Goebbels sull’uso dei media moderni stile anni ’38.
    Un’ altra cosa da dire è la confusione tra scienza e religione. E’ un errore epistemologico enorme e comune che rappresenta un tentativo disperato per non rimanere culturalmente isolati. Tutti sanno che la religione è essenzialmente fede e scienza è metodo, ovvero una ricetta per misurare i fenomeni e trarne delle conclusioni. Cosa possono dirsi ravasi e uno scenziato:
    Ravasi: dio è uno e trino
    Scenziato: per misurare la carica dell’elettrone si fa così e così.
    Ravasi confonde scienza con filosofia, ovvero il regno celle chiacchiere.

  • Edoardo |

    Gianfranco! Che fai? Il Censore? Una volta ce l’avevi con la ‘mannaia del censore’, e con ‘i violini di regime’! Hai paura di perdere il posto? Di non diventare Papa? Non vorrei essere nei tuoi panni! Lascia circolare il libero pensiero e la Chiesa crescerà, come fa la scienza, tanto prima o poi la Verità viene sempre a galla, non vorrei vedertici contro!

  • carl |

    @ Edoardo
    Se mdpanurge non ti risponde, rispondo io perchè quello che dici a lui in pratica lo diresti a chiunque.. Sappiamo poco, e se siamo umili, sinceri e dopo aver tanto faticato, socraticamente sappiamo di non sapere. Ad esempio, sappiamo poco dei grandi rettili e come siano diventati tali partendo, secondo certuni, dalle dimensioni di un tacchino..:o) E men che meno sappiamo come siano improvvisamemnte spariti. Anche i mammuth pare che siano improvvismanete spariti (glaciazione improvvisa? Ne hanno trovato uno congelato con del cibo non ancora digerito nello stomaco..). Certuni sono convinti che essendo noi derivati da un organismo unicellulare, siamo passati anche per i rettili, conservando nel nostro cervello l’eredità della loro fredda ferocia.. Il che, per molti o pochi laici, spiegherebbe l’esistenza del male.. Donde l’inutilità del diavolo..Nè Dio, nè il diavolo.. tutto si spiegherebbe con l’evoluzione.. A me l’evoluzione interessa e la trovo degna di attenzione, ma non la trovo esauriente. Abbiate pazienza. C’è tanto cammino da fare. Nel frattempo meglio essere umili, curiosi ed aperti agli apporti meritevoli di attenzione, magari esposti per il tramite della degna arte della maieutica.

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