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Gerusalemme versus Berlino?

    Che cosa può esserci in comune tra una città secolarizzata, segnata da mode persino provocatorie, da una vitalità frenetica e addirittura disordinata come è Berlino, e una città ieratica, sacrale, arcaica e fin immobile nei secoli come Gerusalemme? Eppure uno spazio comune lo si può ritrovare, anche se lo esprimiamo con una terminologia di difficile decifrazione: è proprio quel “Cortile dei Gentili” che a Gerusalemme era la parte del Tempio biblico aperta anche ai “pagani”, agli stranieri, ai diversi.

    Ebbene, l’Arcivescovado di Berlino, la Conferenza Episcopale Tedesca e il Pontificio Consiglio della Cultura hanno pensato di insediare un analogo “Cortile” dal 26 al 28 novembre proprio nella laica capitale della Germania unita, gettando così un ponte tra storia e presente e tra sacro e profano. Dopo tutto, nel suo famoso film del 1987, Wim Wenders ha voluto far volare nel cielo grigio di Berlino proprio un angelo, pronto persino a perdere le ali della sua immortalità per stare vicino a un’artista di circo bisognosa di sostegno, ricalcando la vicenda di un altro ex-angelo, anch’egli sceso in questa città apparentemente così scettica.

    Il “Cortile”, a differenza del Palazzo del potere politico e del Tempio religioso, non ha filtri d’ingresso, portali bloccati, soffitti e cupole, ma si distende libero sotto il cielo, lasciando che le parole s’incrocino, i venti soffino e, accanto al credente, si incontri anche chi è senza nessun Dio. Eppure, entrambi sono persone che si pongono le domande sul senso della loro vita; ciascuno di loro cerca una guida morale, si interroga sull’universo che lo circonda, si affida alla scienza e alla tecnica, ama l’arte, si schiera politicamente o cade nell’indifferenza.

    Ecco perché nel “Cortile dei Gentili” questo spazio simbolico impiantato a Berlino in diverse sedi – il Municipio Rosso, la Charité, il Deutsches Theater, il Bode-Museum, la Parlamentarische Gesellschaft –, si ritroveranno a dialogare, a confrontarsi, forse anche a scontrarsi credenti cristiani e non credenti o diversamente credenti attorno ai temi radicali dell’essere e dell’esistere. E, alla fine, in una sorprendente coreografia, essi si comporranno in una duplice “processione discorsiva” tra le sculture del Bode-Museum, non certo per intonare un comune inno, ma per rappresentare in modo visivo il significato profondo del diá-lógos, ossia dell’incrocio – dià – tra due lógoi, “discorsi”, con una loro identità, dignità e profondità, ma capaci di arricchirsi reciprocamente.

    Con questo spirito, testimoniato in maniera appassionata anche da Papa Francesco, da Roma, la città della classicità e del cristianesimo, anch’io sono ben felice di unirmi a questo incontro nella metropoli che incarna le ferite tragiche del secolo scorso, ma nello stesso tempo la rinascita e le grandi attese della Germania e della stessa Europa.

  • carl |

    Mah…??? Em.enza Se mi consente di dissentire, Le direi che Lei esordisce con una sorta di infondato dualismo manicheo..
    Berlino così, Gerusalemme cosà..
    Ciò era vero negli anni ’30 quando a Berlino i soliti privilegiati, libertini, viziosi, ecc. (ed anche altri) si divertivano anche squallidamente, sguaitamente..
    L’ho letto perchè, ovviamente, io non c’ero..:o) Sorrido, ma non ce ne sarebbe motivo..
    Ma in questo nostro tempo, tra l’ambiente berlinese e quello gerosolimitano (ebraico) non ci sono probabilmente molte differenze.. E men che meno ce ne sono (anzi, non ce ne sono affatto) tra un fine settimana berlisnese ed un fine settimana nelle città costiere dello Stato ebraico..
    E anche questo lo letto, non essendoci mai andato di persona.
    La sera sulla costa ebraica ci si diverte in tutto e per tutto come in una qualsiasi città californiana e/o diciamo una qualsiasi città, cittadina, metropoli occidentale, situata di quà e di là dell’Atlantico..
    Si beve, si fuma (anche “erba” ecc.) si consuma “neve”, si balla, si va a meretriciare (la domanda non manca e l’offerta è abbondante.. con l’immigrazione) e/o si sessualizza banalmente, per diletto..In tutto e per tutto come in qualsiasi luogo dell’occidente nostro..
    Mi fermo qui.

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