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BOTTA E … RAVASI

Ieri sera un piacevolissimo duetto, un vero botta e risposta, in cui ho avuto la gioia di confrontarmi con l’architetto e caro amico Mario Botta, uno dei grandi nomi dell’architettura contemporanea. Nel contesto delle manifestazioni romane organizzate per celebrare l’architetto Gaudì e la sua straordinaria Sagrada Familia di Barcellona, abbiamo dialogato sull’architettura, e specificamente su quella sacra, dei nostri giorni, interpellati acutamente dalle domande della Prof.ssa Maria Antonietta Crippa, nel contesto quanto mai appropriato del MAXXI di Roma.

 

Bisogna ripensare il tempio – ci siamo detti – collocandolo sapientemente, con la creatività contemporanea, nelle coordinate di spazio e tempo, armonizzandolo con l’ambiente naturale e umano in cui viene costruito. Un tempio che sia contemporaneamente simbolo di memoria e di futuro, luogo di incontro tra l’umano e il divino, in cui l’una e l’altra dimensione siano sempre presenti senza sopraffarsi reciprocamente. 

 

Sono emersi anche aspetti problematici: cosa fare delle tante brutte chiese realizzate negli ultimi decenni? Come armonizzare forme architettoniche e decorazione, elemento non accessorio ma necessario nel tempio cristiano? Come far sì che committenti e progettisti/costruttori elaborino insieme un progetto all’altezza delle finalità e delle richieste? Si aprono spazi quasi infiniti per altri botta e … ravasi.

 

Commenti

Sono tante le "creatività contemporanee" e corrispondono a tante discipline diverse. Tempo e spazio poi, hanno un "oltre" e un "al di qua", da considerare. Aggiungiamo anche "in" o "out", un "dentro" e un "fuori". Che ne sappiamo , poi, delle particelle sub-atomiche, certi neutrini. L'incontro tra l'umano e il divino ha il suo "appuntamento" e il suo "posto" in qualsiasi parte dell'universo e del creato. La nostra razionalità ha stabilito, tale "spazio", in alcuni punti della superfice terrestre, ma può essere ovunque, per altri viventi dotati di pensiero.

...per riprendere il linguaggio del simbolismo architettonico,, possiamo perciò dire che lo spirituale, sull'esempio dei costruttori "passati dalla squadra al compasso", è risalito seguendo la "colonna assiale", dalla pietra fondamentale alla pietra angolare, cioè al punto in cui si "comprende" tutta l'intima disposizione dell'edificio e da cui si vede realmente il mondo intero con l'occhio di Dio. Dice San Massimo il Confessore:"Come al centro del cerchio vi è quel punto unico in cui sono ancora indivise tutte le rette che da qui dipartono, così in Dio colui che è stato giudicato degno di pervenirvi conosce tutte le idee delle cose create con una scienza semplice e priva di concetti" IL SIMBOLISMO DELL'ALTARE (Jean Hani)

Una modesta proposta: costruire in un quartiere la casa di Dio quando anche l'ultimo disgraziato ha avuto un tetto sotto cui dormire la notte. Allora l'architettura sarebbe finalmente quella giusta e l'estetica si coniugherebbe con l'etica.

Per grazia Eminenza! Mi liberi dalle chiese moderne! Sa quelle dove l'altare è al centro, ci sono i peristilii, ci sono le sedie sparse ed in pratica è impossibile inginocchiarsi.
Non so se riesco a piegarmi, ma se si trova in Urbino, visiti Santa Maria de Cruce a Mazzafero: lasciare l'antica cappellina ed entrare in quella nuova chiesapalasport ...beh è come minimo straniante!
Purtroppo non è l'unica: a Napoli, la Chiesa di San Giuseppe a Ponticelli, benchè abbia, per tenace volontà del parroco, i banchi, è impossibile ogni processione, a meno di non dibrale tra le colonne che racchiudono i banchi.

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