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Consigli a un giovane ribelle

A Mitterand che chiedeva: "In cinque minuti mi dica la sostanza della Sua esperienza di filosofo", Jean Guitton rispondeva: "E' la scelta tra due soluzioni: l'assurdo e il mistero". Christopher Hitchens aveva scelto la prima soluzione, denunciando la religione come "la fonte principale dell'odio in questo mondo". Insisteva Mitterand: "Ma qual è la differenza? Anche il mistero sembra assurdo!" E Guitton: "No, l'assurdo è un muro impenetrabile contro cui ci si spiaccica in un suicidio. Il mistero è una scala: si sale di gradino in gradino verso la luce, sperando".

Quale uomo di fede, la mia speranza è di vedere il giovane ribelle voltarsi verso la luce e salire di gradino in gradino fino all'oceano di amore nel quale tutto l'odio del mondo viene immerso. Non ho avuto modo di invitare Hitchens a entrare nel Cortile. Mi sarebbe piaciuta l'idea di dialogare con lui al di fuori di polemiche e atteggiamenti preconcetti, cioè come methórios, cosí come definiva il sapiente Filone d'Alessandria. É proprio questa l'idea del Cortile dei Gentili: uno spazio aperto alla luce in cui si incontrano e si scontrano l'assurdo e il mistero, la pura razionalità e il "Tu Sconosciuto". Spero che la morte sia stata per lui "una porta che si spalanca e irrompe il futuro", riprendendo l'aforisma di Graham Greene che tanto amava citare. Sarebbe per lui come entrare in una nuova infanzia.

Commenti

Sono contrario a tutto ciò che dici, ma lotterei fino alla morte perché tu possa dirlo.

caro flat,
grazie per esserti dimostrato da solo che il SARCASMO, anche se soltanto supposto, uccide il dialogo.
Questa è, credo, all'incirca la posizione di ogni persona di buon senso e di Mons. Ravasi.

@paco,
Si sono opposti ad invitare Hitchens. Non è che "non hanno avuto modo". Vedi le dischiarazione di Ravasi scritte sopra.
Il tuo sarcasmo puerile è quello tipico del crociato leghista frustrato da una vita inutile senza direzione.

Peccato non sia riuscito ad invitare Hitchens ad entrare nel Cortile dei Gentili. Mi piace pensare che, nel caso, Hitchens avrebbe declinato l'invito.
Nil est dictu facilius.

il Cortile è anche un luogo dove attirare quelli che stazionano fuori dalle mura.

Gentile Elena,
Mons.Ravasi scrive sopra: "Non ho avuto modo di invitare Hitchens a entrare nel Cortile".
Cioè, per 33 motivi, non è stato possibile:
Hitchens era forse troppo occupato a scrivere sul suo giornale "Vanity fair", oppure era a fare la chemio per il suo male, oppure era un pò alticcio, oppure...
Non vedo cosa c'entrano gli altri due personaggi che lei cita...
Sono copie conformi di Hitchens?

Adesso che è morto è facile parlare, tanto non può più rispondere. In questo post vedo solo la solita ipocrisia cattolica.

http://www.ncregister.com/site/article%20/courtyard_of_the_gentiles/

Archbishop Ravasi stressed that the new foundation is only interested in a “noble atheism or agnosticism, not the polemical kind — so not those atheists such as [Piergiorgio] Odifreddi in Italy, [Michel] Onfray in France, [Christopher] Hitchens and [Richard] Dawkins.” He sees such atheists as closed to dialogue: They view the truth with “irony and sarcasm” and tend to “read religious texts like fundamentalists.”

Mi dolgo del Suo rammarico, monsignore, ma giusto un anno e mezzo fa Lei inseriva Hitchens nella lista nera di coloro i quali non sarebbero mai stati invitati nel Cortile, perché guardavano alla verità "con ironia e sarcasmo" e ostentavano "lo stesso atteggiamento dei fondamentalisti". Nella lista comparivano anche i nomi di Dennet o Dawkins, mi pare di ricordare. Sono ancora vivi e in buona salute, magari può provare a invitare loro, onde evitare di doversi spendere in un'analoga contrizione al loro trapasso. Si colga l'attimo, il diem, come diceva il sapiente Orazio da Venosa.

Il problema è che nonostante la ragione e l'approccio scientifico ci conducano invariabilmente all'assurdo (penso per esempio all'indeterminatezza della dimensione quantica, al paradosso del gatto mezzo morto e mezzo vivo, e più in generale alla mancanza di senso che deriva dalle cosmologie scientifiche) non esiste a mio avviso altro modo di pensare che quello razionale. All'interno della riflessione scientifica non vi è spazio per rinvii alla metafisica o alla fede, ma tuttavia mi chiedo: che danno arreca alla ricerca scientifica il lasciare, da parte del singolo ricercatore, una porta aperta all'ingresso di Dio nel mondo ? che danno arreca sostituire all'assurdo il mistero? e quindi restituire una speranza di senso ?

Chi sale i sentieri di montagna prova, per prima cosa, "la fatica". Anche procedendo piano, la fatica si fa sempre sentire, per quanto l'entusiasmo sia forte e la voglia tanta, quei gradini costano impegno e volontà. Poi, non è sempre detto d'incontrare la luce e le giornate serene. Spesso, lassù, si danno convegno le nuvole, le nebbie, i venti. Pioggia e neve non disdicono quei posti. Si sale anche con quelle condizioni. La difficoltà maggiore in montagna è procedere anche con il mal tempo, come nella vita. Ma il "Tu Sconosciuto", non è sempre da quelle parti. Egli, può trovarsi anche negli abissi o nelle profondità infinite degli oceani. Allora anche il discendere quei famosi "gradini", comporta un certo rischio, forse maggiore che salendo. Diventa facile distrarsi o prendere velocità e cadere, ma che importa se sotto ci aspetta il "Tu Sconosciuto", con le braccia aperte. Alla fine della fiera, non ha importanza il posto dove Dio ci attende, nel tempio, sulle strade o nelle case chiuse, basta che quell'incontro si faccia dialogo di risurrezione.

una pietra può venerare una montagna come può farlo un figlio verso la madre, fin tanto che questo è piccolo...ma un uomo non deve venerare un altro uomo, stimarlo sicuramente...che importanza ha ribadire l'età di una montagna? essa potrà lasciar cadere altre pietre e queste sanno che non diverranno mai monti....magari si può tentare di scalarla, ma ogni passo verso l'alto, necessita del nostro lavoro per scolpire ogni gradino, sarà solo nostro il merito o demerito se questi ci avranno aiutato, facilitato, nella salita.

Non mi sembra tanto assurdo il pensiero che i monoteismi sono le fonti principali dell'odio; me ne sono accorto salendo di gradino in gradino.

http://www.vanityfair.com/culture/2012/01/hitchens-201201#

ho appena letto questo post, uno degli ultimi di Hitchens. E' una testimonianza umana toccante. Racconta la sua terapia con una intensità difficile da sopportare.

Ne trae spunto per commentare la famosa ed abusata frase di Nietzsche: ciò che non mi uccide mi rende più forte. Non è certo una di quelle frasi per cui il filosofo tedesco vale la pena (e che pena) di essere ricordato.

E' una di quelle frasi ad effetto che si appiccano come carta moschicida su alcuni grandi, impopolari autori e si ritorcono loro contro. Basti pensare alla famosa frase di Pound "se un uomo non è disposto a rischiare per le sue idee, o non vale niente lui, o non valgono nulla le sue idee".

Ma tant'è. Hitchens se la sceglie, e si appiccica addosso anche a lui. L'analisi, che presuppone cruda, rivela ahimè soltanto l'incapacità - o la mancanza di volontà - di andare oltre al lettura "letterale". Non v'è dubbio che molte cose, prima di ucciderci, ci rendono anche molto più deboli - come le malattie, ad esempio.

Non è d'altronde questa l'essenza dell'ateismo di Hutchins? Il non ammettere nulla oltre il letterale? Penso che per molti l'ateismo sia una sindrome da "Re nudo". Il gusto di rivelare alla folla che a guardare bene non c'è niente da vedere.

E' assolutamente vero. Il punto è che "le vesti nuove" davvero non le vede nessuno nemmeno nella favola: sono gli interessi e le convenienze che ne creano la finzione. E l'idolatria è il principale nemico di tutte le religioni (comprese quelle atee).

A me pare assurdo che il papa non paghi l'ICI ed e' un mistero il motivo per cui Monti fa finta di non accorgersi di questo scandaloso comportamento

Gianfranco, sei proprio tu, il mio compagno di scuola e di boy-scouts, a Lecco, piú di sessanta anni fa? Se sei tu, batti un colpo! giorgio breglia.

Io sono qui solo da poco
e vengo con molta devozione
per ascoltare e conoscere un uomo
di cui tutti mi hanno parlato
con molta venerazione.

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