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La Spada di Carlo Magno

Dopo qualche mio intervento o discorso tenuto in pubblico, mi accorgo che alcune mie parole o frasi vengono riprese per essere rilanciate sulla stampa e nel cyberspazio. Mi diverto un po’ a leggere la catena di interpretazioni e di approfondimenti che ne scaturisce. Si va dall’apprezzamento e dal plauso al fraintendimento e alla critica di chi si dice contrariato dalle mie parole.

 

É successo anche questa settimana. Durante una conferenza sul tema Dalle Parole alla Parola, tenuta presso la Pontificia Università Gregoriana e organizzata dall’Institut FrançaisCentre Saint-Louis di Roma, riflettevo, davanti a un folto pubblico,  sul percorso umano e religioso che si snoda tra Ascolto, Parola e Silenzio. Ricordavo che da giovane rincorrevo la comunicazione con il desiderio di controllarla. Ora, invece, i momenti di comunicazione sono per me, e per chi ha piacere di ascoltarmi, spazio vitale e vitalizzante in cui condividere la Parola. Prima o poi vorrò semplicemente ascoltare la Parola, e quindi penserò bene di tacere, di fare silenzio.

 

Ebbene, durante la conversazione, per esemplificare quanto dicevo, visto che tra i presenti c’erano numerosi sacerdoti e religiosi, ho semplicemente affermato che, purtroppo, le omelie domenicali non sempre brillano per chiarezza ed efficacia comunicativa, non sempre riescono a far giungere la Parola al cuore e alla mente dei presenti, raramente sono formulate nel linguaggio che la gente comprende e secondo le regole di una valida comunicazione. Cito spesso, a tal proposito, le acute osservazioni di due grandi francesi, certamente non benevoli nei confronti della Chiesa: Voltaire diceva che la predica dei sacerdoti è spesso “come la spada di Carlo Magno, lunga e piatta”, mentre Montesquieu aggiungeva che “quello che non sanno darti in profondità te lo danno in lunghezza”.

 

A partire da queste constatazioni, dunque, si è acceso il dibattito, con una girandola di interpretazioni e anche di forzate semplificazioni.

Non ho certo detto che tutte le omelie sono noiose, che tutti i sacerdoti non sono bravi a comunicare. Generalizzare non aiuta a capire le difficoltà e tanto meno a risolverle.

Non vorrei che, anche tra credenti, risultasse vera l’affermazione del filosofo Arthur Schopenhauer: “Gli amici si dicono sinceri, ma in realtà sinceri sono i nemici”.

  • Marcello Ungaro |

    Buona sera Eminenza
    come al solito le sue riflessioni hanno colto nel segno. E’ indubbio che non bisogna mai generalizzare, ma è altrettanto vero che diventa sempre più raro ascoltare omelie illuminanti, che spiegano in maniera chiara il Vangelo e che inducono a riflettere e meditare sulla parola ascoltata. Purtroppo molti preti ancora non rispettano la vera essenza della omelia, che è spiegazione della Parola, e non predica o sermone. Mi permetta, Eminenza, di citarla, quando scrisse in un Domenicaledi qualche tempo fa: “L’omelia non è un discorso comemorativo o una lezione, ma è un atto sacro incastonato nella liturgia nella quale è imbastita la mensa della parola di Dio e del pane eucaristico. È per questo che un evento così alto non può essere abbassato a noiosa tiritera teologica, né a strumento retorico votato a più o meno nominabili altre finalità, né a puro sentimentalismo spirituale”. Parole di rara bellezza e di profonda verità. Continui pure senza indecisioni la sua opera di divulgazione.
    Affettuosi saluti

  • fabrizio centofanti |

    il quarto d’ora dell’omelia domenicale è un’occasione preziosa che non andrebbe sprecata. purtroppo nei seminari non si insegna a predicare: credo sia una delle lacune più sorprendenti della formazione contemporanea al sacerdozio. se il suggerimento venisse da lei, forse qualcosa cambierebbe.

  • GabriellaRoma |

    sì, le Omelie sono spesso lunghe, noiose, appiattiscono la Parola di Dio, raramente la spiegano, c’è molto antiebraismo (credo di averlo già detto), qualcuno parla in romanesco (a Roma) nella speranza di vedere spuntare un sorriso – che, ovvio, non arriva;
    mi dispiace, ma spesso è così, non sempre, ma quando ascolto una bella omelia che spiega la Parola rimango sempre meravigliata; per me lei deve continuare a dire quello che è vero e quello che lei constata…per questo la stimiamo tanto, con affetto
    Gabriella

  • monica |

    volevo aggiungere ancora qualcosa : alla domenica è rarissimo che io ascolti delle omelie interessanti e che captino la mia attenzione e uscita di chiesa mi facciano riflettere….quasi mai!!
    sono sempre alla ricerca di preti bravi oratori…: cio’ che si sente in giro sono solo preti noiosi e ripetitivi.
    cio’che lei ha detto è assolutamente corrispondente alla verità.
    saluti

  • Eli |

    Ne vous en faites pas, monsieur Ravasi! Vous etes une personalite publique donc logiquement, vous ne pourriez pas plaire a tout le monde. Par ailleurs, je suis d’accord avec votre citation de Schopenhauer.

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