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Parole contraddittorie

Nel Vangelo di Marco (9, 40) Gesù dice ai suoi discepoli: “Chi non è contro di noi è con noi”. Secondo Matteo (12, 30) e secondo Luca (11, 23) Gesù dice invece: “Chi non è con me è contro di me”.

 

A prima vista i due detti di Gesù sono diametralmente opposti e si deve optare per l’uno o per l’altro, qualora si voglia ricostruire un’unica frase autentica detta dal Gesù storico. Chi sceglie la versione marciana (per altro più “amabile” ai nostri giorni per il suo taglio “ecumenico”) adduce come argomento di sostegno il dato, ormai pacificamente accolto da tutti, che quello di Marco sia il Vangelo più antico e la fonte degli altri due Sinottici, Matteo e Luca. Rimarrebbe, allora, solo da spiegare il perché dello stravolgimento operato da questi ultimi. Alcuni studiosi considerano la nuova redazione matteana e lucana di quella frase come espressione di una Chiesa delle origini «gelosa del principio di ortodossia», preoccupata cioè di definire le credenziali del proprio messaggio e il perimetro della sua identità rispetto alla comunità giudaica e a quella pagana.

 

In realtà le cose sono un po’ più complesse. La prima sorpresa la si ha subito per la frase dura e polemica di Matteo-Luca: «Chi non è con me è contro di me». Essa  è ritenuta dagli esegeti appartenente alla cosiddetta Fonte Q (dal tedesco Quelle, “fonte”). Si trattava di un probabile antico documento cristiano contenente parole, parabole e discorsi di Gesù, composto in aramaico e poi tradotto in greco, preesistente ai Vangeli canonici e usato da Matteo e Luca come fonte per elaborare il loro scritto (assieme al già esistente Vangelo di Marco). Quindi siamo di fronte a una frase antica del Gesù storico e non a una libera rielaborazione della Chiesa delle origini. A questo punto si potrebbe concludere – come fanno alcuni studiosi dei Vangeli – che, se le due frasi sono attribuite al Gesù storico, si percepiscono due atteggiamenti contraddittori, l’uno di apertura e l’altro di chiusura.

 

Tra i due detti di Gesù in questione, la tensione è forte, almeno apparentemente. Una soluzione a favore della compatibilità dei due detti è però possibile, anzi necessaria. Decisivo, infatti, è il contesto che – com’è ovvio – assegna il genuino significato alle frasi che, se estrapolate da esso, perdono la loro verità e pertinenza.

 

Ebbene, nel caso prospettato da Marco siamo in presenza della segnalazione a Gesù, da parte dell’apostolo Giovanni, dell’esistenza di un esorcista estraneo alla comunità cristiana, che operava contro il male satanico nel nome di Cristo: «noi glielo abbiamo vietato perché non  era dei nostri», spiega l’apostolo in atteggiamento di autodifesa e di chiusura integralistica. E Gesù reagisce proprio con quella frase di grande apertura nei confronti del bene ovunque si manifesti: «Chi non è contro di noi è per noi» (Marco 9,40), frase che tra l’altro rifletteva un proverbio diffuso (usato anche nel mondo romano, come attesta Cicerone nel Pro Ligario 32).

 

In Matteo e Luca, invece, il contesto della nuova frase è totalmente diverso. Si tratta, infatti, dello scontro diretto contro il Maligno che Gesù compie con vigore e che viene volutamente deformato dai farisei. In questo caso è necessario schierarsi apertamente con Cristo che ha scelto di combattere il male: «Chi non è con me è contro di me e chi non raccoglie con me, disperde» (si legga anche Matteo 12, 24-30). È evidente, a questo punto, che entrambe le frasi sono logiche e non contraddittorie, corrispondenti a finalità e a contesti differenti e divergenti. 

  • Bianchetti Andreino |

    Scusate un pò, a proposito di “tertium non datur”, se ci fosse una quarta possibilità, es. un ateo che volesse solo studiare i vangeli o la Bibbia, diciamo un curioso o partecipante esterno, anche di altra religione e legato da giuramenti particolari al proprio credo, per cui se venisse scoperto/a subirebbe ulteriori limitazioni alla propria libertà o incontrasse sgradevoli punizioni, potremo noi prenderne le difese?

  • Paco |

    Quoting Star Wars, Episode III:
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  • Fabio |

    Ritengo invece che la frase «Chi non è con me è contro di me» esprima proprio l’impossibilità di accogliere la persona di Gesù in modo neutrale. Di fronte a lui o si dice sì o no. Non si può ignorarlo, e se lo si fa, equivale a dirgli no.

  • Fabrizio centofanti |

    Il Vangelo è ricco di queste antinomie, che riflettono le antinomie Vitali dell’esistenza. Solo le teorie ingenue superficiali dipingono la realtà in bianco e nero.

  • juri |

    Dal punto di vista logico, le frasi singolarmente intese costituiscono false dicotomie se non arbitrarie.
    Prova ne è il principio aristotelico del terzo escluso: se fosse possibile essere solo con o contro, tertium non datur, invece è pensabile chi non sia né pro né contro ma neutrale.

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