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Zitti!

Difficile vivere con gli uomini perché è assai difficile farli stare in silenzio.
Dopo un viaggio in treno di qualche ora è difficile dare torto al pessimismo che vena questa considerazione di Nietzsche. Il vaniloquio filtrato dai cellulari s'intreccia con la chiacchiera dei passeggeri. E che dire, poi, degli schiamazzi nelle strade, i baccani notturni, lo strepito delle discoteche? Qualche volta viene il desiderio che si compia l'annuncio del libro dell'Apocalisse: «Si fece silenzio nel cielo per circa mezz'ora» (8,1).
È come se risuonasse sul pianeta un poderoso «Zitti!», così da reprimere ogni sproloquio e trambusto e stendere un velo bianco di silenzio per almeno mezz'ora. Stupenda è la descrizione biblica dell'incontro del profeta Elia col suo Signore sul Sinai. Tre sole parole ebraiche per la teofania: qol demamah daqqah, Dio era «una voce di silenzio sottile» (1Re 19,12). Anche Amleto diceva: The rest is silence.

  • ferdinando |

    Eminenza buongiorno, sicuramente abbiamo bisogno di ritrovare e riscoprire il silenzio, anche come dimensione personale. Però sul silenzio di Amleto, beh, meglio il più tardi possibile. Grazie per i suoi interventi.

  • MrTitian |

    accidenti! un Cardinale che si mette in gioco sui Social Network! Ma tanto di cappello! Segno di una infinita stupidità o di un coraggio da leoni, io credo la seconda ipotesi. 🙂
    Zitti. Non crede Sua Eminenza che il “crescete e moltiplicatevi” sia giunto a fine capitolo? Non pensa che la Natura alla quale credo io o il Dio in cui crede lei e che sono la stessa cosa a parte che la Natura in cui credo io non ha il dovere di essere Buona, non crede che Natura/Dio diranno realmente “Zitti!” agli uomini? Con diluvi, carestie e sofferenze indicibili? Non crede che il “crescete e moltiplicatevi” debba trasformarsi in “ora abbiate cura del mondo”?

  • La Pietra |

    Un cesto di parole, ricambiando con affetto le Vostre iridescenze:
    Vanamente ho lottato
    per insegnare al cuore ad inchinarsi;
    Vanamente gli ho detto
    “Vi sono altri cantori più grandi di te”.
    Ma la risposta giunge, come il vento e il liuto,
    Come un vago lamento nella notte
    Che non mi dà requie e dice sempre:
    “Un canto, un canto”.
    I loro echi s’intrecciano nel crepuscolo
    Cercando sempre un canto.
    Ah, sono spossato
    E il vagare per le molte strade ha fatto dei miei occhi
    Rossi cerchi scuri pieni di polvere.
    Eppure mi possiede un tremore nel crepuscolo,
    E parole rosse folletti gridano: “Un canto”,
    Parole grigi folletti gridano per un canto,
    Parole foglioline brune gridano “Un canto”
    Parole foglioline verdi gridano per un canto.
    Le parole sono come foglie, come vecchie foglie brune in primavera
    che dove vadano non sanno, in cerca di una canzone.
    Parole bianche come fiocchi di neve, ma sono gelide,
    Parole di muschio, parole sulle labbra, parole di lenti ruscelli.
    Vanamente ho lottato
    per insegnare all’anima a inchinarsi,
    Vanamente le ho detto:”Vi sono altre anime più grandi di te”.
    Poiché nel mattino della mia vita una donna venne a me
    ome richiamo di chiaro di luna,
    Come la luna chiama le maree,
    “Un canto, un canto!”
    Perciò scrissi per lei un canto ed ella s’allontanò
    Come s’alza la luna dal mare,
    Ma ancora venivano le parole foglie, le parole folletti bruni
    E dicevano “L’anima ci manda”.
    “Un canto, un canto!
    “E invano gridai a loro
    “Non ho canti
    Poiché quella che cantavo mi ha lasciata”.
    La mia anima mandò una donna, donna di un mondo meraviglioso,
    Come un incendio sopra le pineteche gridava:
    “Un canto, un canto”.
    Come la fiamma grida alla linfa.
    Il mio canto s’infocò di lei ed ella s’allontanò
    Come fiamma che si parta dalle braci, verso nuove foreste,
    E con me rimasero le parole
    sempre gridando “Un canto, un canto”.
    E io “Io non ho canti”,
    Finché l’anima non mandò una donna come il sole:
    Oh sì, come il sole chiama il seme,
    Come la primavera sopra il ramo
    Così giunge ella, madre dei canti,
    Colei che ha parole meravigliose in fondo agli occhi,
    Le parole, folletti parole che m’invocano sempre,
    “Un canto, un canto”.
    Vanamente ho lottato con la mia anima
    per insegnare all’anima a inchinarsi.
    Quale anima s’inchina
    con te nel cuore?
    Ezra Pound

  • paolaf1 |

    Il tempo dell’Avvento e’ lontano per me. Non riesco a sentirmi “gregge” ne’ tantomeno “branco”. Mi e’ piu’ facile ritrovarmi in sintonia con quei notturni personaggi che popolavano i luoghi intorno alla Grotta, uomini – e donne ovvio – di buona volonta’. E se intorno c’e’ finalmente un pò di silenzio (Zitti!)..sara’ ancora piu semplice

  • luca1973 |

    Quanto ha ragione, Eminenza! Spesso penso che solo nella silenziosa adorazione del Santissimo o nella atmosfera dolce di certi conventi o chiese, riusciamo a capire chi veramente siamo e cosa effettivamente Dio vuole da noi. La ringrazio ancora per le sue sagge parole, che sono sempre stimolo di riflessione e di preghiera!

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